Pur non essendo un fenomeno nel ricordare i nomi di cose, cibarie e persone, ho deciso di dire la mia sul mio brevissimo viaggio in Portogallo. Lo faccio perché, prima di partire, in nessun blog o sito di viaggi, avevo letto ciò che veramente conta sapere quando ci si siede in un ristorante di Lisbona o Porto. Centinaia di pagine dedicate ai gargantueschi Pastéis de nata, specie quelli di Belém, buoni eh, ci mancherebbe; ma niente, e dico niente, sull’arte della sopravvivenza quando la fame chiama.

Pasteis de nata

Regola n. 1: “Mai accettare sul tavolo ciò che non si è ordinato“: il cameriere carino e affabile si avvicina col suo sorriso migliore al nostro tavolo, e porgendoci degli “assaggini” in attesa della cena, ci delizia con un “questo è per voi“.

Questi portoghesi ci sanno davvero fare: un cestino di pane, qualche fetta di prosciutto crudo, quattro crocchette di patate, un aperitivo molto semplice, ma a caval donato, d’altronde, non si guarda in bocca. Gustiamo i nostri piatti nella terrazzina esterna a suon di Fado, le porzioni sono abbondanti.

Fado

Chiediamo il conto ma ci portano lo scontrino sbagliato, perché quei 14 euro in più, proprio non riuscivamo a capire cosa fossero. Il coperto? Impossibile, un tavolo con magnitudo 13 non si paga così tanto nemmeno a Venezia. La musica dal vivo? Era scritto a caratteri cubitali “aggratis“, quindi doveva essere qualcos’altro.

Difatti, era l’aperitivo. 12 euro più 2 a parte per il pane. A nulla è valso chiedere spiegazioni e protestare, le uniche risposte ricevute, e pure in malo modo, sono state: “Avete mangiato? Adesso pagate! Mangiare? Pagare!“. WHAT?! Va bene, lezione imparata. I soldi glieli abbiamo dati, e come mancia, insulti e maledizioni fino alla quarta generazione.

Regola n. 2: “Chiedere sempre le ricette delle pietanze“: altro bel sorrisone, quello del cameriere della seconda storia. Parlava tutte le lingue d’Europa con scioltezza, aveva un portamento timido ma molto sicuro allo stesso tempo. Ci siamo affidate a lui nella scelta dei piatti, proprio per questa sua innata capacità di trasmettere fiducia al prossimo, per questa sua gentilezza da manuale non priva di ironici stacchi qua e là.

Come ultima cena portoghese, decidiamo di assaggiare della carne, del patè di sardine e del formaggio arrosto aromatizzato alle erbe. Anche qui, alla grande. Tutto si può dire del Portogallo, tranne che non si mangi bene. Le seccature, come evidenziato qualche riga fa, arrivano sempre in fase digestiva. Dulcis in fundo, e non è un dessert.

Essendoci stato recapitato lo scontrino sbagliato, probabilmente per le nostre facce da polle, la mia amica fa subito un cenno al cameriere: in effetti era stato segnato un vino molto più costoso di quello bevuto, e lui, scusandosi per l’accaduto, ci comunica di aver comunque dimenticato di inserire le olive; perciò, quella ricevuta, era da rifare. A prescindere.

Olive? Quali olive?

Ci guardiamo negli occhi, io e la mia amica, con quell’aria stanca di chi credeva di aver già visto tutto, ma si sbagliava.

Le olive in effetti le avevamo ricevute, erano insieme alla carne, nello stesso piatto. Non a parte, che al limite ci saremmo insospettite un attimo; no, proprio dentro, come condimento, un contorno, una banalissima ricetta portoghese, una salsiccia con dei noccioli. Non è che se mia madre fa l’agnello in umido e ci butta dentro un po’ di olive, come tradizione vuole, quelle sono tassate a parte. “Eh no, se vuoi anche le olive giura che farai i piatti dopo pranzo!“.

– Regola n. 3: “Non fare di tutta l’erba un fascio“. A pensar male si farà anche peccato, ma in Portogallo se non lo fai sei fesso. Verissimo. Ma ci sono anche posti, come la meravigliosa Taberna St°. Antonio a Porto, che cancellano i quintali di rancore accumulati in un intero viaggio. Loro meritano un elogio a parte, non solo per il cibo squisito, la semplicità e la cordialità del personale, i prezzi più che onesti, l’atmosfera intima di casa. Meritano un elogio perché mi hanno riportato coi piedi per terra, ricordandomi che anche se il mondo è pieno di stronzi, c’è una cospicua percentuale di persone per bene, di cui ci si può fidare.

Alla Taberna non c’è un menu lunghezza tesi di laurea, ma una piccola lista di piatti tradizionali, cucinati dalla sciura del posto: la tua assicurazione sulla vita. Noi abbiamo optato per pesce fritto e stufato d’agnello serviti con purè di patate e insalata, il tutto, per circa 7 euro a capoccia, liscio, senza ulteriori sgomenti o reflussi gastroesofagei.

Quando il figlio del titolare si è avvicinato con le crocchette, non ci ha nascosto il costo di 80 centesimi l’una; anzi, ci ha spiegato che, se non avessimo voluto mangiarle, le avrebbe portate via, e amici come prima. Con una spesa irrisoria, siamo arrivate fino alla Ribeira rotolando lungo le discese del centro, risparmiando sul taxi e godendo di un’esperienza bella, ma soprattutto buona.

 

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7 thoughts on “Viaggio in Portogallo: manuale di sopravvivenza ai ristoranti di Lisbona e Porto

  1. Sarino ha detto:

    ecco questa si che è una guida turistica coi fiocchi! Quando avrò la possibilità di fare un salto in Portogallo (che credo sia un bel posto da visitare) terrò da conto sicuramente le tue dritte 🙂 ! Ciao

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    1. Posto meraviglioso, davvero! Ho lasciato un pezzo di cuore a Lisbona 😍 ma mai sottovalutare gli autoctoni 😂

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      1. Sarino ha detto:

        dopo la tua recensione come si fa 🙂 !

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