Colosseo

Seduto su una panchina, tenta di dare fuoco a un pezzo di carta attraverso una lente di ingrandimento. Il fumo si sprigiona verso l’alto, senza fiamme, e lui, un ragazzo un po’ trasandato verso la quarantina, mi ha ricordato perché l’Italia è il paese più bello del mondo: non c’è limite alla creatività.

Sorrido e proseguo all’interno del parchetto. Google Maps dice che ci sono quasi, ma della Domus Aurea nessuna traccia. Da quando ho visto un documentario su Youtube qualche tempo fa, mi sono fissata e voglio andarci a tutti i costi. Se mi fossi informata in anticipo, sarei di certo venuta a conoscenza del fatto che, questo gioiello dell’antica Roma, sia in realtà ancora un cantiere in restauro visitabile solo su prenotazione. In ogni caso, davanti a me, solo impalcature circondate da una savana di erbacce secche, che non pensavo potessero racchiudere la villa urbana di Nerone. E invece, dopo aver girato sotto il sole cocente per 45 minuti inutilmente, scopro una targhetta di marmo sbiadita in cui effettivamente, si diceva che la Domus Aurea era proprio quella. Ecco il secondo motivo che mi ha fatto ricordare perché l’Italia è il paese più bello del mondo: i metodi di comunicazione alternativi da noi esistevano già prima di Internet.

Abbandono il giardino in favore del Colosseo, una di quelle cose che puoi guardare decine e decine di volte ma non ti stancherai mai di osservare con rispetto e ammirazione. Mentre guardi però, occhio alle macchine, essere falciati davanti all’Anfiteatro Flavio fa figo ma sarebbe un po’ da calloni (cagliaritanismo per “persona poco brillante“). Altra ragione per cui amo l’Italia: il rispetto religioso delle regole e del codice della strada.

Mi muovo verso il Vaticano e vengo assalita da un desiderio impellente che in un primo momento non riesco a decifrare: ho bisogno di caffeina. Già che ci sono, opto direttamente per una seconda colazione completa ed entro nel primo barettino disponibile. La cosa bella qui, è che qualunque posto si scelga, il bar fighetto del centro o una pasticceria sfigata in periferia, te la cavi con 1 euro e 90, e comunque tutti sanno fare bene il cappuccino e la crema dei bomboloni non ha eguali. Amo l’Italia perché, ok che nessuno può più permettersi di comprare una casa, ma una bella colazione, quella non si nega a nessuno.

Prossima tappa: le Terme di Caracalla, un piccolo sogno che si realizza. Le pietre incastrate nelle alte mura e anche il più piccolo dei mosaici hanno una storia da raccontare. Su quelle stesse pietre e su quegli stessi mosaici, hanno camminato uomini e donne di un’epoca che non c’è più, ma che continua a vivere nella maestosità di quei luoghi affascinanti.

Roma Terme di Caracalla

Roma, Terme di Caracalla

Cerco di immaginarli nelle azioni della vita quotidiana, mentre vanno sott’acqua o nuotano in stile libero, mentre giocano a biglie a bordo piscina o incidono i loro nomi sul marmo, per poi dirigersi verso la sauna facendo due chiacchiere sulla politica o sulla cena del giorno prima. Il tutto mi dà una carica nuova, un’energia viva, potrei saltare dalla felicità. Se poi a tutta questa poesia allo stato puro, sommiamo la ragazza della biglietteria che voleva farmi il ridotto perché pensava avessi meno di 26 anni… beh, che ve lo dico a fa’. Anche per questo amo l’Italia: ci fa sembrare tutti più giovani.

 

La fame incombe, la sete pure. La scelta è ardua, dove mangiare? Mi armo di pazienza e torno in metropolitana, respiro a pieni polmoni quell’inconfondibile tanfo mortale che si sprigiona dai tunnel, sgomito in mezzo a decine di diavoli assatanati per accaparrarsi un posto a sedere e imparo la prima regoletta dei mezzi pubblici romani: salire e spingere i vicini prima di far scendere dal treno gli altri passeggeri. Un gioco divertentissimo, che anche a Berlino ho visto fare un paio di volte, solo che è finito in sangue e tragedia. Ma torniamo al cibo. Vorrei sedermi e rilassarmi in qualche bel ristorantino, ma quando non vedi il sole per mesi, pensi solo a fare la lucertola e al piacere di poter riesumare i Ray-ban dagli abissi del cassetto. Trovo una piccola bottega alimentare, ordino una rosetta con stracchino e prosciutto crudo da portar via, non essendo costretta a parlare in tedesco, socializzo con i presenti. Posso addirittura commentare in maniera dotta e fluente tutto il ben di Dio esposto in vetrina. Sono tranquilla e in pace con me stessa quando sono sicura di non fare figure di merda quando apro bocca. Ecco perché amo così tanto l’Italia: perché si parla l’italiano, sia per ordinare il pranzo che per insultare gli stronzi che danno spallate in metro.

Pausa pranzo alla fontana di Trevi: non proprio il posto più intimo del mondo, ma anche il mio banalissimo panino qui ha un sapore diverso. Noto con piacere che tutti i giapponesi d’Europa si sono dati appuntamento in questa piazza oggi, e tra un morso e l’altro, mi diverto nel guardarli mentre con una mano tengono la monetina, e con l’altra il cellulare.

Roma Fontana di Trevi

Roma, Fontana di Trevi

Parlano allo schermo, ridono, ammiccano con gli occhi, e dopo il lancio dei soldi, si raccolgono in un attimo di preghiera con tanto di occhi chiusi. Poi, fine del video. E noialtri trecentomila a osservarli dall’alto. Amo l’Italia: il paese della follia legalizzata.

Finito il giro tra gli eleganti viottoli del centro storico, mi imbatto infine in una bellezza più autentica, quella dell’amicizia e delle nuove scoperte. Sì perché Roma sarà anche meravigliosa, e l’Italia sarà anche il paese più bello del mondo, ma le persone, sono loro che fanno la differenza. E quando riesci a sentirti a casa anche là dove casa effettivamente non è, tra amici fraterni e conoscenze fresche di ore, quella sì che è una bella fortuna, e vale più di tutte le più antiche rovine della storia.

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