Ho sempre inmaginato l’italiano all’estero come una creatura fantastica, immateriale, evanescente. Qualcosa che c’è ma non si può vedere. Quando ero piccola, ricordo che quando si avvicinavano le elezioni, parte della pubblicità in tv era dedicata proprio a loro, questo esercito invisibile chiamato al voto, anche da lontano. “Che importanti devono essere”, pensavo. 

L’AIRE, le ambasciate, le schede elettorali inviate per posta, lo stacchetto musicale. Ma chi sono gli italiani all’estero? Questi eroi sparsi per il mondo che possono cambiare le sorti del nostro paese con una matita e un pezzo di carta. Queste persone coraggiose e indomite che sfidano le avversità della vita con sempre un occhio di riguardo verso la madre patria. 

Fondamentalmente, dall’esperienza che ho e continuo ad accumulare, credo che, sfumature a parte, gli italiani all’estero si dividano in due macro categorie: da una parte i solidali, buoni, pronti a intervenire in qualsiasi situazione pur di dare una mano al prossimo, positivi e soddisfatti delle proprie vite; dall’altra, i buttatori di merda di professione, insofferenti e un po’ frustrati, negativi a livelli e incredibilmente acidi. Provate a fare una gita tra i vari forum sui social media e vedrete con i vostri occhi. Oggi voglio regalarvi qualche chicca in cui mi sono imbattuta ultimamente. 



Post 1:
“Ciao a tutti, mi chiamo Romoaldo e a gennaio mi trasferirò a Berlino per cercare lavoro. Ho una laurea in marketing aziendale doppio avvitamento strategico e un master in management delle situazioni complesse con salto mortale, negli ultimi sei anni ho lavorato nel settore per cui ho studiato e mi piacerebbe poter proseguire su questa strada, purtroppo non parlo tedesco, ma ho un livello discreto di inglese. Qualcuno ha dritte o suggerimenti da darmi? Sarebbe molto apprezzato, grazie mille a chi risponderà”. 

E poi arriva lui, il caca cazzi del momento, seduto sul divano di casa, la noia fin dentro le ossa, vede la notifica sul cellulare: Facebook, Romoaldo ha pubblicato qualcosa sul forum degli italiani all’estero. Le pupille si dilatano, la salivazione aumenta, il cuore trema dall’emozione: finalmente il momento per sfogare la mia anima di represso è arrivato! 

Gentilmente risponde: ci sono tanti ristoranti che cercano aiuto in cucina. 

Ma va? Dai figo! Grazie per questo momento di inutilità pura, mando subito il curriculum. 

Ma dico io. Vuoi aiutare Romoaldo? Fallo senza darti troppe arie, non sei il padre eterno, e questo scalino in cui ti sei auto-sollevato non ti si addice. Dispiace a tutti che non sia soddisfatto del tuo lavoro, del fatto che il tuo cane non riporta indietro il bastoncino come vorresti, tua moglie fa sempre la pasta scotta. Cerca di migliorarti, studia, impara, conosci, cambia! Romoaldo ha solo fatto una domanda, se ti è andata male a Berlino e nella vita non è colpa sua. Ma se invece le cose ti vanno bene e volevi solo atteggiarti un po’ perché hai sudato tanto per raggiungere la cima, e vorresti che il tuo prossimo soffrisse, e pure più di quanto è toccato a te… beh, fatti una vita e contempla il silenzio come possibile risposta la prossima volta. 

Post 2: Ciao ragazzi, sono Clorinda e vivo a Berlino da un anno. È arrivata la lettera per votare, ma per me è la prima volta e non sono molto pratica. Non riesco a capire cose x dalle immagini riportate sulla busta, qualcuno mi può aiutare?”.

Dopo vari messaggi chiarificatori ed educati, eccolo di nuovo, sempre lui, l’annoiato cronico: ci sono i disegnini, è a prova di idiota, non ti puoi sbagliare a meno che tu non sia idiota. 

Naturalmente questo ha scatenato una serie di botte e risposte tra vari indignati e altri sotto-prodotti della cultura contemporanea. E a cosa ha portato tutto questo? Al niente. Al vuoto. Nulla ha aggiunto se non nervosismo e astio, tutto per una banale conferma. È vero che parlare di metafisica e massimi sistemi è decisamente più stimolante, ma la vita quotidiana è fatta anche di piccole cose, oltre che di piccole persone a quanto pare. 

Perché speecarsi per offendere? Perché è gratis? Anche la gentilezza. Eppure per alcuni non è proprio di casa. Basta andare avanti con i commenti di altri premi Nobel: scrivi con vocaboloni e poi non sai leggere in italiano, ce ne vuole eh – quando si dice fuga di cervelli – basta che leggi, è tutto scritto in italiano – tu sei messa male… eccetera, eccetera, eccetera. 

Di attacchi così se ne vedono in continuazione, ogni giorno, ogni minuto. Contro gli immigrati, contro le donne, contro chi fa domande giudicate troppo stupide per l’intelligenza di chi legge. Non c’entra la politica, non c’entra la lotta per i diritti, non c’entra la presunzione di chi si erge a protettore della nefasta ignoranza a suon di insulti. C’entra molto il numero degli sculaccioni erogati da mamma e papà agli inizi, alle punizioni e alle ramanzine per aver fatto o detto qualcosa di sbagliato. 

E le offese non sono meno offese se incorniciate con una emoticon divertente. Ormai il danno è fatto, ed è irreparabile. Le parole restano, anche dopo aver premuto il tasto cancella. Picchiano dentro la testa di qualcuno che voleva solo un confronto, un’informazione, e non certo una scarica di insulti non richiesti. Chi lo sa, magari è la stessa persona che in un’altra occasione ci penserà mille volte prima di fare una richiesta pubblicamente, perché ha paura di quello che arriverà poi, e lei non vuole passarsi un pomeriggio di merda solo perché sul pianeta ci sono ancora esseri convinti di essere meglio degli altri. Resterà col dubbio piuttosto, chiederà consiglio a qualche conoscente o amico fidato, magari sbaglierà e imparerà dal suo errore, certo, ma è quella stessa persona che pensava di vivere nell’epoca della condivisione della conoscenza in tempo zero, della democrazia virtuale. No Clorinda, no Romoaldo, gli stronzi, quelli sono rimasti, e hanno voce in capitolo semplicemente pagando 10 euro al mese per avere Internet sul cellulare. 

Per fortuna, sul barcone in cui ci dimeniamo ogni giorno ci sono tante formichine operose e buone, silenziose e felici. Anche loro vivono di preoccupazioni e nostalgie, ma sanno anche che il rispetto e le buone parole non hanno una data di scadenza, non fanno ingrassare e possono essere assunti a stomaco vuoto addirittura. Quindi, perché privarsene? 

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