Caro capitalismo,

io e te ci conosciamo bene da parecchi anni. Non so se tu sia l’entità giusta a cui rivolgermi in questa grigia giornata DSCN4079passata davanti al computer. Ma lasciami comunque sfogare un po’ delle mie frustrazioni non tanto represse.

No perché, sai, temo che qui ci sia qualcosa che non va. E allora spiegami. Tu che tutto puoi, tu che tutto controlli.

Spiegami intanto per quale motivo mi hai fatto credere che dopo la laurea ci sarebbe stato un mondo meraviglioso ad aspettarmi. Vivevo bene anche senza questa idea in testa, e avrei cercato di districarmi nel mondo ugualmente, senza pensare che potessi essere più fica di qualche altro essere umano.

Spiegami poi perché nella società contemporanea, più qualifiche hai e più vieni rigettato con sdegno anche dalle più sfigate delle start up presenti su questo pianeta. Insomma, ci avete chiesto di imparare l’inglese, e molti di noi l’hanno fatto, ci avete anche detto però che qualche altra lingua in più non sarebbe guastata. E vai giù di francese e tedesco. Ci avete chiesto di seguire un percorso specialistico post laurea, per avere una marcia in più ed essere immessi direttamente nel mondo del lavoro. E molti di noi l’hanno fatto, chi gratuitamente chi a suon di mila euro. Certo, quando mi “hai proposto” quello stage a Milano a 300 euro al mese per sei mesi, con probabile rinnovo di altri sei mesi a 600 euro, mi sarei dovuta sentire come una ragazza veramente fortunata, privilegiata. In fondo un lavoro full time di 10 ore al giorno, ce l’avevo. Ma quando poi ho dovuto fare i conti con la realtà, e ammettere a me stessa che il “io lavoro in pubblicità” non fa il bonifico alla padrona di casa il primo del mese, beh, allora la musica cambia. Pensa, ho creato scalpore con la mia mini protesta salariale! Tu, rivoluzionaria sessantottina di sta cippa, come osi?

Nel mio piccolo, caro capitalismo, ho detto no a questo sistema di sfruttamento legalizzato, con mia grande soddisfazione, sì. Anche se ora non respiro salsedine e mangio wurstel e crauti tutti i giorni. No scherzo, questo mai. Neanche sotto tortura.

Il fatto è che davvero non ci stiamo più capendo. Noi trentenni siamo un tantino confusi, per carità, ma anche voi, dall’altra parte della barricata, mica scherzate tanto eh. Volete tutto e non siete disposti a darci niente. Lottiamo per 1.500 euro netti al mese e in cambio dobbiamo:

  • parlare fluentemente inglese, ma german is a big plus
  • scrivere correntemente anche al contrario, saper usare Excel come i santi e gli dei e produrre slide Power Point come se non ci fosse un domani
  • maneggiare WordPress, Html, Css e i codici binari, che non si sa mai
  • competenze grafiche, Photoshop e Indesign minimo, che magari un giorno ci gira e ci fai un bel sito web
  • minimo 2-5 anni di esperienza per una posizione junior, non abbiamo tempo per insegnarti noialtri, vieni imparato, e possibilmente già mangiato
  • disposto a lavorare in un ambiente dinamico e in continuo mutamento, il che significa, vieni presto, fai pausa veloce, e se te ne vai prima delle 20 sei proprio uno stronzo e tutti ti guarderanno male
  • Innate doti relazionali, comunicative, capacità di negoziazione, indipendente dal primo giorno, ma anche simpatico, avvezzo alle prese per il culo, che si veste bene e ogni tanto prepara biscotti per tutti. Vegani naturalmente, ché nessuno si senta escluso!

La descrizione potrebbe durare per sempre. Al giorno d’oggi devi essere allo stesso tempo un avido commerciale, ma col cuore di una maestra d’asilo, un esperto di marketing nonché abile creatore di endecasillabi in chiave SEO, problem solver impulsivo, ma anche molto riflessivo, maestro di tutto e di niente.

E pensa, caro capitalismo, che volevo solo propormi come segretaria…

 

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2 thoughts on “Capitalismo, spiegami tu

  1. noicomunisti ha detto:

    E non parliamo della vita terribile dei giovani nei paesi socialisti. Ad esempio nella DDR. Poveri ragazzi, scegliere se studiare (gratis) o lavorare (pagati). Poi che schifo, alloggio semigratuito, trasporti gratis, sanità gratis, servizi alla famiglia gratis, sport gratis e cultura gratis o a prezzi ridicoli. Poi che vergogna, in pensione presto, ritmi di lavoro blandi…

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    1. Già, brutta roba il socialismo 😉

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